Carbon Tax: l’esempio che viene dalla Svizzera

Siccome nel corso del 2006 le emissioni svizzere di CO2 prodotta da combustibili fossili sono calate solo del 4,6% rispetto al 1990 (in Italia siamo a +13% contro un impegno di riduzione del 6,5% entro il 2012, ndR) e non è stato raggiunto l’obiettivo minimo del 6% fissato da Parlamento e governo, è stata decisa l’introduzione di una Carbon tax a partire dal 1° gennaio 2008.

La Direzione generale delle dogane riscuoterà, sui combustibili fossili importati, 12 franchi per ogni tonnellata di CO2 emessa, pari a circa 3 centesimi per litro di olio da riscaldamento e a 2,5 centesimi per metro cubo di gas. La tassa aumenterà progressivamente a 24 e 36 franchi nel 2009 e nel 2010 se nel frattempo le emissioni di CO2 non saranno state sufficientemente ridotte. Il legno e la biomassa invece sono esentati. Visto che non si tratta propriamente di un’imposta, ma di una misura d’incentivazione, i proventi saranno ridistribuiti due anni dopo alla popolazione, attraverso le assicurazioni malattia, e alle imprese, proporzionalmente alla massa salariale.

Le aziende che si impegnano formalmente a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra saranno dispensate dal pagamento della tassa. Finora 600 imprese hanno già concordato un obiettivo di riduzione con la Confederazione. Il governo ha deciso di adottare misure supplementari perchè i provvedimenti volontari non sono stati sufficienti a raggiungere la riduzione sperata di CO2.

La Carbon tax è considerata dagli esperti uno dei sistemi più efficaci, anche se meno graditi agli elettori, per arrivare ad una effettiva riduzione delle emissioni di gas climalteranti.


(fonte: Swissinfo)