Clima, anche la Banca Mondiale si allarma (ma ha problemi di coerenza)

Questa volta a lanciare l’allarme non è un noto catastrofista come il climatologo James Hansen e neppure un’associazione ambientalista come il WWF, che peraltro nel corso della terza “Conferenza internazionale sul clima”, tenutasi a Ginevra nei primi giorni di settembre, ha diffuso un rapporto (Arctic Climate Feedbacks: Global Implications) nel quale si afferma che l’innalzamento dei mari potrebbe essere oltre il doppio di quanto previsto dal rapporto IPCC. Questa volta a preoccuparsi è, nientemeno, la Banca Mondiale che con l’ultimo World Development Report, fresco di pubblicazione, lancia un forte appello ai paesi ricchi perché si facciano carico della lotta al cambiamento climatico.

Questa volta a lanciare l’allarme non è un noto catastrofista come il climatologo James Hansen e neppure un’associazione ambientalista come il WWF, che peraltro nel corso della terza “Conferenza internazionale sul clima”, tenutasi a Ginevra nei primi giorni di settembre, ha diffuso un rapporto (Arctic Climate Feedbacks: Global Implications) nel quale si afferma che l’innalzamento dei mari potrebbe essere oltre il doppio di quanto previsto dal rapporto IPCC. Questa volta a preoccuparsi è, nientemeno, la Banca Mondiale che con l’ultimo World Development Report, fresco di pubblicazione, lancia un forte appello ai paesi ricchi perché si facciano carico della lotta al cambiamento climatico.

Anche se si riuscisse a contenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi centigradi dai livelli preindustriali, sottolinea il nuovo report, le economie di molti paesi africani e asiatici avrebbero comunque danni consistenti. Se gli aumenti fossero più alti, le conseguenze catastrofiche date dall’aumento dei livelli del mare, dalle inondazioni e dalle siccità prolungate concentrerebbero il 75-80% dei danni proprio nei paesi più poveri, che così – spiega il presidente della World Bank Robert Zoellick  – pagherebbero “in maniera sproporzionata una crisi climatica che non hanno causato loro e che non sono preparati ad affrontare”.

Per vincere la sfida mondiale dei cambiamenti climatici ed evitare il peggio – secondo il World Development Report 2010 –  da qui al 2030 occorrono infatti almeno 400 miliardi all’anno per aiutare le nazioni meno sviluppate a ridurre le emissioni, altri 75 per le misure di adattamento e si dovrebbe investire molto di più in ricerca e sviluppo, dai 100 ai 700 miliardi all’anno, anziché gli attuali 13.

Ingenti somme che però, avverte la Banca Mondiale, sarebbe molto più costoso non stanziare. Oltre ai danni evitati contenendo il riscaldamento – si spiega – pratiche e tecnologie low-carbon fanno risparmiare risorse, energia e, dunque, denaro. Solo con l’efficienza energetica, ad esempio, si potrebbe ridurre il fabbisogno energetico del sistema produttivo mondiale del 20-30%, favorendo così contemporaneamente la crescita economica e il clima.

Alla luce di ciò si apre però per la prestigiosa (e controversa) istituzione un clamoroso problema di coerenza: i suoi investimenti in campo energetico vanno spesso nella direzione opposta a quanto auspicato nel report. Pochi giorni fa la Banca ha annunciato una sospensione momentanea dei suoi finanziamenti all’industria dellolio di palma, che ha grosse responsabilità nella deforestazione. Ma negli investimenti in fonti fossili, un terzo del totale di quelli in energia, resta ben presente il carbone, nemico numero uno del clima. Ad esempio, denuncia il Times, l’anno scorso World Bank, assieme alla Asian Development Bank, ha approvato un prestito di 850 milioni di dollari per una centrale a carbone, in India, nel Gujarat, che sarà una delle più grandi fonti di emissioni al mondo, con 26,7 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Allo stesso modo in Sud Africa ha contribuito con 5 miliardi al piano di potenziamento del sistema elettrico, che comprende la realizzazione di 6 nuove centrali a carbone.

(fonte: Qualenergia)

Banca Mondiale World development report 2010 (in inglese)

WWF Arctic Climate Feedbacks: Global Implications (in inglese)

Times La Banca Mondiale spende miliardi per finanziare centrali a carbone (in inglese)