Il fotovoltaico va e i governi tagliano gli incentivi

Secondo le conclusioni del nuovo rapporto “ËœSolar Generation´ di Greenpeace ed EPIA (European Photovoltaic Industry Association), giunto alla sua quinta versione, entro il 2030 il solare fotovoltaico fornirà energia elettrica a due terzi della popolazione mondiale, oltre 4 miliardi di persone. Per quella data saranno installati 1.800 GW di pannelli solari nel mondo, capaci di generare 2.600 miliardi di kilowattora pari al 14% circa del fabbisogno mondiale di elettricità, oltre il doppio di quanto fornito oggi dal nucleare. “Il nuovo rapporto conferma l´imponente crescita del fotovoltaico nel mondo e dimostra che, con adeguate politiche di sostegno, il fotovoltaico ha le potenzialità per divenire una delle maggiori fonti energetiche su cui contare” dichiara il Presidente di EPIA, Ernesto Macias.

Ma proprio le politiche di sostegno sono il problema: dal 1° gennaio 2009 entreranno in vigore in Germania le nuove tariffe incentivanti per il fotovoltaico. Dopo un lungo e aspro confronto fra schieramenti politici e con il comparto industriale il risultato è che nei prossimi anni, già a partire dal prossimo, si avrà una notevole riduzione degli incentivi, soprattutto per gli impianti di taglia superiore al megawatt ( – 25%) e integrati in edilizia. In Spagna stessa musica: è stato appena approvato il testo del nuovo conto energia spagnolo con un sensibile abbassamento delle tariffe e un tetto annuo di potenza installabile di 400 MW. E in Italia ? Secondo quanto ha sostenuto Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club, in un´analisi presentata nel corso della Conferenza europea sul fotovoltaico di Valencia il nostro paese, visti i ritmi di installazione attuali potrà raggiungere la potenza di 1.500 MW solari entro il 2010. Ma anche qui ci sono “rumors” di possibili tagli. Da un lato il Governo sta cercando alleati in Europa per un´attenuazione del pacchetto energia-ambiente, la cosiddetta direttiva “20-20-20”. Dall´altro, in una recente intervista al “Sole 24 Ore”, il vicepresidente di Confindustria con delega all´energia, Antonio Costato, riferendosi in particolare a eolico e fotovoltaico ha dichiarato che “è giusto contenere le emissioni di anidride carbonica ed è doveroso ridurre gli sprechi di energia, ma il gioco deve valere la candela” e quindi “una spesa di oltre 20-25 miliardi di euro all´anno” per raggiungere quegli obiettivi nel nostro Paese “deve essere spiegata molto bene” perchè “già oggi siamo a crescita zero, e trasferire sui vincoli energetici cifre vicine all´1,5 per cento del prodotto interno lordo significa la crisi”.

Si tratta di una situazione che sta ingenerando forti perplessità: il fatto che le tariffe dei vari “conto energia” nazionali si abbassino gradualmente, seguendo i costi dei pannelli, è fisiologico e persino giusto perchè in caso contrario si assisterebbe a fenomeni speculativi eccessivi e si allocherebbero male i soldi pubblici che, con le risorse date, devono servire a incentivare il massimo numero di impianti e di potenza installata possibili. Ma un abbassamento netto e repentino quale quello a cui stiamo assistendo “per ora” in altri paesi europei, rischia di riproporre dei fenomeni di stop and go che pensavamo di esserci lasciati alle spalle. Per di più in un momento nel quale questa tecnologia sta dimostrando, per la prima volta, di essere in grado di innescare quel circuito virtuoso tra installazioni di massa e abbassamento dei prezzi che potrebbe portarla nel giro di alcuni anni a non dover dipendere da alcun incentivo. L´impressione che si ricava è quella di una politica europea schizofrenica, che da un lato predica il rigore ambientalista del 20-20-20 e dall´altro taglia risorse a uno dei settori che più sta concretamente facendo per permettere il raggiungimento di questi risultati.

(redazione AESS)