Mercato delle Emissioni: stiamo buttando soldi ?

In un recente report dedicato all’Italia, l’Ong britannica Sandbag* esamina in modo dettagliato ed estremamente critico la strategia italiana sul Mercato europeo delle Emissioni (Emission Trading Scheme o ETS).  Secondo la Ong infatti, per far fronte ai propri obblighi in sede comunitaria l’Italia si troverà nei prossimi anni a spendere circa 1,7 miliardi di euro di denaro pubblico mentre, al contempo, il governo italiano andrà a distribuire gratuitamente 166Mt di permessi in eccesso ad alcuni impianti industriali inclusi nell’ETS che fondamentalmente non ne avrebbero alcun bisogno. Un regalo da 2,5 miliardi di euro dovuto all’inadeguatezza del Piano Nazionale di Allocazione, molto protettivo nei confronti di alcuni settori industriali. Questo fenomeno – dice Sandbag – è già iniziato e tra le imprese e gli impianti che hanno ricevuto allocazioni in eccesso alcune stanno traendo guadagni finanziari vendendo sul mercato gli EUA ricevuti, rimpiazzandoli con l’equivalente in Crediti offset (titoli generati da riduzioni di gas climalteranti in paesi extra-UE), meno costosi.

In un recente report dedicato all’Italia, l’Ong britannica Sandbag* esamina in modo dettagliato ed estremamente critico la strategia italiana sul Mercato europeo delle Emissioni (Emission Trading Scheme o ETS).  Secondo la Ong infatti, per far fronte ai propri obblighi in sede comunitaria l’Italia si troverà nei prossimi anni a spendere circa 1,7 miliardi di euro di denaro pubblico mentre, al contempo, il governo italiano andrà a distribuire gratuitamente 166Mt di permessi in eccesso ad alcuni impianti industriali inclusi nell’ETS che fondamentalmente non ne avrebbero alcun bisogno. Un regalo da 2,5 miliardi di euro dovuto all’inadeguatezza del Piano Nazionale di Allocazione, molto protettivo nei confronti di alcuni settori industriali. Questo fenomeno – dice Sandbag – è già iniziato e tra le imprese e gli impianti che hanno ricevuto allocazioni in eccesso alcune stanno traendo guadagni finanziari vendendo sul mercato gli EUA ricevuti, rimpiazzandoli con l’equivalente in Crediti offset (titoli generati da riduzioni di gas climalteranti in paesi extra-UE), meno costosi.

“In maniera del tutto inusuale” – continua Sandbag – “l’Italia ha compiuto sforzi straordinari per proteggere le compagnie elettriche domestiche tramite generosi volumi allocati. Quattro delle dieci maggiori “carbon fatcats” (imprese che hanno ottenuto crediti in eccesso, ndA) operano nel settore energetico: Edipower, Eni, E.ON e A2A. Si tratta di una strategia alquanto insolita, considerando che le compagnie italiane per la produzione di energia elettrica non operano in un mercato altamente competitivo.”

Sandbag nota inoltre come la politica italiana, volta esclusivamente al massimo contenimento dei costi per le imprese coinvolte, porterà nei prossimi anni, quando i tetti di emissione diventeranno più stringenti, all’acquisto di Crediti offset e di cosiddetti Titoli “aria calda”, cioè di surplus che i paesi dell’Est Europa hanno inaspettatamente guadagnato con il collasso delle proprie economie, prima che il protocollo di Kyoto entrasse in vigore. L’uso di Crediti offset, oltre a dirottare preziose risorse economiche fuori dal Paese, è peraltro un punto molto controverso del Mercato delle Emissioni. La stragrande maggioranza dei crediti sin qui acquistati dalle aziende italiane viene infatti dai discussi progetti di distruzione di gas industriali, le cui presunte ricadute positive per l’ambiente hanno iniziato a destare dubbi talmente consistenti che la Commissione Europea sta valutando la possibilità di vietarli.

Il suggerimento di Sandbag all’Italia è invece quello di introdurre politiche più stringenti che scoraggino le compagnie nazionali dall’acquisto di Crediti offset e di permessi da altri paesi europei, incoraggiandole invece ad abbattere le emissioni domestiche investendo sul rinnovamento delle proprie infrastrutture energetiche. Principalmente nel settore elettrico e in quei settori meno esposti a concorrenza internazionale. La maggior onerosità di questa politica potrebbe dare frutti sul medio periodo, generando crediti (EUA European Union Allowances) che le imprese nazionali potrebbero vendere ad altre compagnie continentali. Questo sarà particolarmente vero – conclude la Ong britannica – dopo il 2013, quando l’armonizzazione delle regole in sede comunitaria porrà le imprese tutte sullo stesso piano.

(redazione AESS)

Il report “Carbo-diem” di Sandbag dedicato all’Italia

* Sandbag è una Ong ambientalista che ha particolarmente a cuore il tema dello scambio di emissioni, sia quelle derivanti dal Protocollo di Kyoto che dal Sistema Europeo di Scambio delle Emissioni (EU ETS – Emission Trading Scheme), considerato da loro, se correttamente implementato, “un valido strumento per il taglio di emissioni di CO2 che il mondo necessita per prevenire i disastrosi effetti del cambiamento climatico”