Sovvenzioni a idrocarburi e consumi: cosi’ si vanificano le politiche per il clima

“Le fonti di energia rinnovabile possono esistere solo se sovvenzionate dagli Stati”. Questa obiezione che ci si sente spesso ripetere, fondamentalmente vera (anche se ancora per poco), ha solo un problema: che le fonti convenzionali lo sono molto di più.

 

Cosa che apre un’enorme contraddizione anche nelle politiche energetiche virtuose sostenute dalla UE per avversare il cambiamento climatico. Nel 2007 un rapporto dello UNFCCC, l’organo Onu che si occupa dei cambiamenti climatici, ha stimato che ogni anno carbone, gas e petrolio ottengono sussidi pubblici per un totale di 200 miliardi di dollari, pari al 64 per cento della spesa pubblica globale destinata all’energia. Le rinnovabili invece sono ferme al 3,2 per cento, per una spesa complessiva di 10 miliardi di dollari. Secondo l’ultimo dossier di Legambiente, I sussidi che fanno male al pianeta, si tratta di “una cifra di per sè sbalorditiva, ma che in realtà rappresenta solo una parte delle agevolazioni effettivamente garantite dai governi a danno dell’ambiente. Spesso caratterizzate da un scarsa trasparenza, le misure che favoriscono l’estrazione, la produzione e il consumo di combustibili fossili e nucleare sono di gran lunga superiori a quanto valutato dall’Onu e questo accade soprattutto nei Paesi industrializzati. Prestiti ultra agevolati per costruire nuovi reattori, somme per finanziare oleodotti, aiuti di Stato al carbone, esenzione delle tasse per le compagnie aeree, sono solo alcuni degli strumenti utilizzati a sostegno di un’economia altamente inquinante e distruttiva del Pianeta.”

Nel 2006, in deroga alle normative sugli aiuti di Stato, Bruxelles ha consentito il versamento di quasi 4 miliardi di euro di aiuti a favore del carbone, un sussidio senza il quale molte miniere sarebbero state costrette a chiudere, con conseguente aumento delle importazioni e minore convenienza di ricorrere alla fonte fossile più “climalterante”. Nel 2007 l’organizzazione statunitense Oil Change international ha stimato che tra il 2000 e il 2007 le società private nel settore del petrolio hanno beneficiato di oltre 61 miliardi di dollari di sussidi. Alla fine del 2007 il Parlamento Europeo ha approvato con larga maggioranza una risoluzione in cui chiede “una discontinuità del sostegno pubblico, attraverso le agenzie di credito all’esportazione o le banche di investimento pubbliche, a progetti per l’estrazione di combustibili fossili, e un raddoppio degli sforzi per aumentare il trasferimento di tecnologie rinnovabili e per l’efficienza energetica”. La stessa risoluzione chiedeva alla Commissione e agli Stati Membri di “proporre strumenti legislativi in modo che le Agenzie di credito all’esportazione dei Paesi Membri e la Banca Europea per gli Investimenti nella concessione di garanzie o prestiti prendano in considerazione le conseguenze per il cambiamento climatico dei progetti finanziati, imponendo una moratoria sulle concessioni di prestito fino a quando saranno disponibili dati sufficienti, nel rispetto delle raccomandazioni dell’OCSE, del G8 e dell’Extractive Industries Review”.

A questo quadro non proprio idilliaco occorre poi aggiungere tutte le sovvenzioni alle inefficienze: dal settore trasporti, con gli sgravi al trasporto su gomma (rimborso dei costi del pedaggio autostradale, riduzione dell’Iva, sconti su tasse e accise), agli sconti sull’energia a certi settori e ai grandi consumatori. In Italia una delle più macroscopiche agevolazioni è proprio quella che favorisce le industrie ad elevati consumi di gas ed elettricità. A partire dal 2000 è stata introdotta una legislazione speciale che ha ridotto dell’85,2 per cento il carico fiscale dovuto dalle imprese con consumi di elettricità superiori a 1.200.000 kWh al mese. Nello stesso anno si è previsto uno sconto del 40 per cento dell’imposta sul gas per imprese che consumano più di 1.200.000 metri cubi all’anno. Un regalo che, secondo le stime effettuate nel 2006 dalla Confartigianato, è costato al fisco un ammanco di 7,4 miliardi di euro in soli quattro anni. Un capitolo a parte meriterebbe il meccanismo del CIP6 che dovrebbe finanziare con un prelievo in bolletta fonti rinnovabili e assimilate. Nel 2006 – spiega il documento – alle fonti assimilate sono andati oltre 4 miliardi di euro, contro gli 1,2 miliardi finiti alle rinnovabili.

(redazione AESS)

Il rapporto Legambiente “I sussidi che fanno male al pianeta”
http://www.legambiente.eu/documenti/2008/1006_nucleare/IsussidichefannomalealPianeta.pdf

Il rapporto UNFCCC sui sussidi alle fonti fossili (in inglese)

http://unfccc.int/files/cooperation_and_support/financial_mechanism/application/pdf/morgan_pdf.pdf