Turbine galleggianti e grandi promesse per l’eolico off-shore europeo

E’ l’off-shore l’ “oceano di opportunità” sul quale punta l’industria europea dell’eolico. Così si intitola infatti il report presentato dalla European Wind Energy Association (EWEA) in occasione della Conferenza europea sull’eolico marino, recentemente tenutasi a Stoccolma. Secondo il documento basterebbero 8 parchi eolici off-shore da 100 x 100 km di area, distribuiti nelle aree ventose in mare intorno al continente per fornire 3mila terawattora elettrici, sufficienti a soddisfare il fabbisogno di tutta l’Europa. Il tema dell’eolico off-shore è relativamente nuovo ma finora se ne è più discusso che altro. Attualmente la potenza installata raggiunge gli 1,5 GW, dislocata soprattutto nei mari di Danimarca, Regno Unito e Paesi Bassi ma ci sono nuovi progetti già previsti per 100 GW: abbastanza da soddisfare il 10% del fabbisogno elettrico del continente. Realisticamente la speranza è quella di arrivare, per il 2030, a soddisfare tra il 13 e il 17% della richiesta elettrica continentale. I problemi con cui confrontarsi sono però notevoli: la difficoltà dei processi autorizzativi, la tenuta della rete elettrica di fronte a una massiccia immissione da fonte non programmabile, lo sviluppo di una infrastruttura di elettrodotti sottomarini che colleghi i principali paesi utilizzatori dell’energia in un mercato unico, lo sviluppo tecnologico e di filiera per abbattere i costi.  A questo proposito una delle innovazioni che ha più acceso l’interesse negli ultimi tempi è stata l’inaugurazione, avvenuta ai primi del mese, di Hywind, la prima turbina galleggiante su scala reale nei pressi delle coste norvegesi. Si tratta di un generatore non fissato al fondale, bensì galleggiante su una piattaforma riempita di rocce e acqua, sommersa per 100 metri e dotata di un sistema di controllo che compensa l’oscillazione delle onde. Ora verrà testata per 2 anni, se tutto andrà per il verso giusto impianti del genere potrebbero aprire un grande potenziale per l’eolico off-shore su fondali profondi. A oggi uno dei principali ostacoli allo sfruttamento dei venti marini è infatti il costo enorme delle fondamenta che servono a fissare l’impianto al fondale quando la profondità delle acque supera i 30 metri.

(redazione AESS)

Il rapporto EWEA “Oceans of Opportunity” (in inglese)

Mappa EWEA dell’eolico europeo off-shore (in inglese)

Hywind: i video (in inglese)