USA: un paese sprecone?

Un paese energeticamente sprecone e disinteressato ai cambiamenti climatici, che contrasta ogni tentativo di porre un freno alle emissioni di CO2. Questa è l’immagine che gli Stati Uniti danno di sè all’esterno e non senza ragione ma, come sempre, la realtà vista nel dettaglio è un po’ più complessa. Infatti se le politiche del governo federale vanno in una direzione, le decisioni dei singoli stati sono un’altra cosa.

Prendiamo il trattato di Kyoto ad esempio: è noto che gli Stati Uniti non hanno mai firmato l’accordo, per cui non hanno assunto nessun impegno a livello federale per ridurre le emissioni. Tuttavia molti stati e città si sono impegnati in proprio a ridurre le emissioni di CO2. Ad esempio, in California la legge stabilisce che entro il 2020 le emissioni scendano ai livelli del 1990 (e all’80% degli stessi entro il 2050). Ora gli uffici responsabili stanno trasformando questi obiettivi in norme e provvedimenti amministrativi. Tra questi, parametri edilizi e per gli elettrodomestici più rigorosi, limiti sui consumi degli autoveicoli e nuovi vincoli in materia di edilizia e urbanistica. Portland, per fare un altro esempio, ha dimostrato che imponendo limiti relativamente modesti all’espansione, specie nella fascia periferica, si riesce a ridurre il chilometraggio percorso dagli automezzi. In questo modo Portland è riuscita a ridurre le emissioni totali di CO2 pur continuando a crescere in maniera costante e a essere considerata uno dei centri urbani più invidiati degli USA.

Il miglioramento dell’efficienza delle automobili rimane una questione dibattuta. Prima o poi saranno approvate anche a livello federale norme più rigorose per ridurre i consumi di carburanti, ma molti stati si stanno già dando da fare per adottare i loro standard di efficienza. In linea di principio solo Washington può stabilire criteri di consumo di carburante per le automobili. Tuttavia molti stati hanno l’autorità per varare norme locali per limitare l’inquinamento dell’aria. La Corte Suprema ha stabilito che gli stati hanno l’autorità di trattare l’anidride carbonica come sostanza inquinante e possono perciò regolamentare le fonti di emissione (per esempio, le auto).

Per quanto riguarda i consumi elettrici si riscontra un andamento contrastante. Alcuni stati ” in particolare la California e quelli del Nord-Est ” da più di vent’anni hanno un consumo di elettricità pro-capite quasi piatto. Nello stesso arco di tempo altri stati ” in particolare Texas e Florida ” hanno avuto una crescita

pro-capite costante. Sono però quasi vent’anni che gli Stati Uniti hanno adottato dei criteri di base per l’efficienza energetica dei principali elettrodomestici (si pensi che in Europa la direttiva per criteri analoghi è stata approvata solo qualche anno fa). Questi standard hanno portato a nuovi frigoriferi a consumi di elettricità dimezzati e un loro successivo aggiornamento ha portato a un ulteriore dimezzamento. Quasi tutti gli elettrodomestici che erano in vendita all’inizio degli anni novanta oggi sono fuorilegge. Molti degli attuali frigoriferi europei e giapponesi non potrebbero essere venduti negli Stati Uniti perchè non rispettano questi rigidi criteri. Il problema dei consumi nei prodotti elettronici è stato sentito persino dal presidente Bush, che nel 2001 ha emanato un Ordine Esecutivo che impone agli enti federali di acquistare apparecchi a basso livello di consumi in stand-by. La California si è spinta oltre e ha emanato dei criteri vincolanti per l’assorbimento di molti di questi prodotti. Allo stesso modo nel campo dell’illuminazione la diffusione delle Lampade Fluorescenti Compatte ha raggiunto un buon livello e sono state vietate le piantane alogene, altamente inefficienti.

È facile confondersi per quanto riguarda l’andamento delle politiche di efficienza energetica negli USA. Come evidenziato dagli esempi riportati, le iniziative sono scoordinate, a macchia di leopardo, e in qualche caso addirittura in contrasto tra loro. Tuttavia, possiamo constatare che l’efficienza migliora e in concreto si riducono le emissioni.


Il presente articolo costituisce la rielaborazione e riduzione dell’ articolo “Explaining US efficiency” di Alan Meier, pubblicato sulla rivista Eni’s Way. L’ autore è Senior Scientist al Lawrence Berkeley Laboratory e Ricercatore di Facoltà all’Università di California.