USA: va in fumo il rilancio del carbone

Secondo l´ultimo report dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), pubblicato il 20 novembre scorso, il passaggio a una società caratterizzata da basse emissioni di carbonio non sta avvenendo abbastanza rapidamente per garantire un futuro al nostro ambiente. Nonostante una serie di miglioramenti in atto stiano gradualmente contribuendo a ridurre le emissioni e gli inquinanti atmosferici in Europa, ancora l´80% delle emissioni di gas serra del vecchio continente proviene dal settore energetico. Se i cittadini europei si limiteranno ad attenersi alle attuali politiche e misure, il consumo di energia continuerà a crescere fino al 26% entro il 2030, mentre i combustibili fossili rimarranno la principale fonte di approvvigionamento energetico.

Ma per il più sporco dei combustibili fossili sono tempi duri: a seguito di una decisione dell´ “Environmental Appeals Board”, un organismo interno all´EPA, l´Agenzia di Protezione Ambientale americana, ma indipendente dalla stessa, negli Stati Uniti siamo alla moratoria de facto della costruzione di nuove centrali. In conseguenza di un´azione legale portata avanti dall´associazione ambientalista Sierra Club contro una nuova centrale a carbone che si voleva costruire nello Utah è stato stabilito che l´Epa stessa, prima di autorizzare nuove centrali, ha il compito di valutare se intende regolamentare o no anche le emissioni di CO2. La procedura di decisione, che dovrà anche comprendere la raccolta delle osservazioni in merito di chiunque sia interessato, sarà piuttosto lunga e si ripercuoterà su tutti i nuovi Âimpianti su cui si sta lavorando, che dovranno ricominciare da capo l´iter autorizzativo. “Su larga scala questo ritarderà la costruzione di nuovi impianti a carbone di almeno uno due anni, il tempo necessario all´amministrazione Obama di definire la propria politica in materia” ha dichiarato David Bookbinder del Sierra Club.

Quattro anni fa erano 150 le nuove centrali a carbone che si volevano costruire negli Stati Uniti. Dei 150 impianti progettati ce n´erano alcuni che da soli avevano più emissioni di certi paesi africani. Tutte assieme le centrali avrebbero rilasciato circa un miliardo di tonnellate di CO2 all´anno, più di quanta ne devono ridurre i paesi che hanno firmato il protocollo di Kyoto. Oggi di quei 150 progetti solo 14 sono in fase di avvio, anche se rimangono al centro di aspre dispute legali. Degli altri 136, metà sono stati abbandonati per strada, sconfitti nei tribunali dagli avvocati ambientalisti o accantonati per motivazioni economiche; gli altri sono ancora bloccati da una vasta opposizione. Il progetto di una riscossa del carbone negli Stati Uniti, fortemente voluto dal governo Bush e in particolare dal vicepresidente Dick Cheney, che nel 2001 tolse ad hoc le restrizioni chiave in materia di inquinamento – scrive Julienne Jovitt sul Guardian – si è rivelato un boomerang, suscitando come reazione una delle più grandi campagne ambientaliste mai viste negli Usa.

(fonte: Qualenergia/redazione AESS)

Il Rapporto Energia e Ambiente 2008 di EEA (in inglese)
http://reports.eea.europa.eu/eea_report_2008_6/en/Energyandenvironmentreport2008.pdf

La decisione dell´Environmental Appeals Board dell´EPA che decreta la moratoria di fatto sul carbone (in inglese)
http://yosemite.epa.gov/oa/EAB_Web_Docket.nsf/Recent~Additions/C8C5985967D8096E85257500006811A7/$File/Remand…39.pdf